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Il nome Fiuggi probabilmente deriva dalle felci (fiugy in dialetto) che crescevano nei boschi circostanti o, secondo alcuni, per la sua acqua che fugge velocemente dall'organismo.
All'epoca col nome di Fiuggi si indicava, tuttavia, solo la zona delle fonti, mentre la località abitata, l'attuale nucleo storico, era denominata Anticoli di Campagna e tale rimase fino al 1910, quando, col cambio del nome, ebbe anche inizio il vero sviluppo della stazione termale.

Le origini di Fiuggi risalgono all'epoca preromana durante la quale il piccolo villaggio di Felcia seguì le sorti della confederazione ernica che, dopo continui scontri e alleanze, si assoggettò definitivamente a Roma nel 367 a.C. Il suo territorio sembra fosse abitato dai popoli pelasgi, perché nel vicino lago di Canterno, durante i recenti scavi di un pozzo artesiano, sono stati rinvenuti frammenti di legno ritenuti parte di palafitte d’origine pelasgica. Del periodo romano non si hanno molte notizie certe: si sa che Felcia era sulla via Prenestina e che, con il nome di "Fons Arilla", erano già note le proprietà delle sue acque. Fu però nel Medioevo che la città si sviluppò e assunse maggiore importanza con il nome di Anticoli di Campagna, nome che conservò fino all'inizio di questo secolo. Circa l’etimologia del nome Anticoli, vi sono due versioni: la prima che il nome deriverebbe da "Antiquae incolae" o antichi abitanti del posto.

La seconda da "Ante Colles" perché le prime abitazioni sorsero molto probabilmente sul colle circondato da altri più alti. Documentazioni probanti risalgono comunque alla prima metà del secolo XI: nel "Breve di Papa Nicolò II" (1059-1061) appare per la prima volta il nome di Anticoli in Campanea come castellanìa della Chiesa alla diretta dipendenza della Santa Sede. Le due regioni latine facenti parte dello Stato Pontificio erano la Campagna e la Marittima, ed Anticoli apparteneva alla regione di Campagna. Il piccolo borgo ha sempre legato le sue vicende a quelle dello Stato pontificio, di cui faceva parte, come feudo dei maggiori casati romani. Nel 1088-1089 il papa Urbano II confermava al vescovo Pietro di Anagni il privilegio perenne su Anticoli.

I cittadini di Anticoli a quei tempi avevano l’obbligo di dare un tributo annuo alla Santa sede di 50 prosciutti, 20 soldi e 50 schiacciate all’olio in occasione delle feste natalizie.Questa tassa fu abolita nel 1421 da papa Martino V riconoscendo precarie le condizioni degli anticolani a seguito dell'incendio del Castello avvenuto alcuni anni prima. Alla fine del XIII secolo resta ancora proprietà della Santa Sede mentre la Valle Anticolana diventa feudo della famiglia Cajetani. Nel 1501 Alessandro VI concedeva Anticoli a sua figlia Lucrezia, poi a Cesare ed infine al nipote Giovanni Borgia fino al 1503. Il 22 febbraio 1517 passava in feudo a Pietro Morgani, capitano dei balestrieri di Giulio II il quale ottenne dal successore Leone X l’enfiteusi del castello di Anticoli di Campagna.

Questa enfiteusi dovette divenire difficile da conservarsi se Giovanni Morgani che l’amministrava in nome del figlio, se ne disfece il 22 giugno 1517 e la trasferì dietro il pagamento di 2.500 ducati a Prospero Colonna, conte di Fondi. Uno dei motivi dell’abbandono dell’enfiteusi sembra doversi ricercare nella intemperanza e dissolutezza di Pietro Morgani. L’aver ucciso un bargello, prima, e le insidie tese ad una coniugata, poi, gli procurarono l’avversione degli abitanti e la morte violenta. La fantasia popolare ha tessuto su questo episodio la leggenda secondo la quale questo signorotto, spadroneggiando nel paese, pretendeva gli amori delle giovani donzelle che gettava giù in un pozzo se non le trovava illibate. Tale pozzo è detto ancora oggi "Pozzo della vergine".

Sempre secondo la leggenda questi soprusi durarono fino al giorno in cui Maria Terrinoni, vedova anticolana, uccise con uno stratagemma il signorotto per evitare che questi contaminasse sua figlia Gioconda, promessa sposa ad Elvezio Maggi, giovane del paese. Dopo i Morgani, e da questi ai Colonna (1517), il paese passa nel 1556 ai Carafa, per tornare poi con Pio V, nel 1571, feudo dei Colonna con Marcantonio, quale dono per la vittoria sui Turchi a Lepanto.

Il castello di Anticoli, oggi completamente scomparso, passò di mano in mano e vide avvicendarsi i Cajetani, gli Sforza, i Borgia, e infine i Colonna che mantennero il loro potere sulla città fino al 1816, anno in cui rinunciarono al feudo per il peso delle tasse imposte da papa Pio VII. La città restò dunque nello Stato pontificio, tranne una breve parentesi di governo napoleonico, fino all'unità d'Italia. In quell'anno prese l'avvio la costruzione del Grand Hotel di Fiuggi Città. Dotato di un vasto teatro, di un casinò e di saloni da ballo, ebbe prosperità e notorietà fino alla chiusura avvenuta nel 1945. Fu quello l'inizio di tutta una serie di iniziative per dotare Fiuggi di adeguate strutture per l'utilizzazione delle acque di una congrua ricettività. Nel 1911 fu inaugurata la Fonte Bonifacio VIII, nel 1913 venne aperto il Grande Albergo Palazzo della Fonte, che nel maggio dell'anno successivo ospitò la famiglia reale. Fu un'altra forte spinta pubblicitaria, tanto che negli anni Venti e Trenta la stazione fu frequentata da alti esponenti della politica, dell'arte, della grande borghesia divenendo uno dei centri "à la page".

Il Palazzo Comunale

Realizzato tra il 1925-26 su un progetto dell’ing. Luigi Rodolfi, è intonato agli edifici del ‘400. Il portico è formato da tre archi a tutto sesto. Nel salone consiliare si ammira un affresco del pittore locale Alfredo Tosti che raffigura Bonifacio VIII (forse ad Anagni) assiso in trono e attorniato dalla corte pontificia che riceve una delegazione di ambasciatori anticolani recanti l’acqua di Fiuggi" (affresco incompiuto). Il citato pontefice alla fine del XIII secolo acquistò da Nicola Tuoi di Altari, per la propria famiglia tramite il nipote Pietro, la Valle Articolata dove erano ubicate le famose sorgenti delle acque di Fiuggi, con atto del notaio Leonardo da Guarcino.

La Porta della Portella

La porta maggiore, che nell’antica Felcia immetteva nell’arx, era detta "Portella" ed è ancora nota con questa denominazione. E’ l’unica conservatasi, anche se è stata ristrutturata in epoca comunale insieme alla torre omonima posta a sua difesa. Si ritiene che il termine "Portella" abbia una origine arcaica e preromana e che pure in Alatri, Ferentino e Veroli, stia ad indicare l’accesso più antico all’arx.

Il Grand Hotel

Detto Grand Hotel Girani, Grand Hotel Carlini, Grand Hotel Fiuggi, o più semplicemente ed esclusivamente il "Grand Hotel". L’edificio, in stile liberty, venne ultimato nel 1910 e fu un'innovazione per il piccolo paese; per la mole decisamente fuori scala, per il materiale e la tecnologia usati, per la posizione che sposta il baricentro del nucleo abitato rappresenta tutt’oggi l’emergenza architettonica di maggior rilievo nella parte alta del paese. Negli anni della sua raffinata attività, rivestiva un ruolo di primo piano nel movimentare la vita termale; terminato il periodo aureo il complesso progettato dall’architetto Giovenale, è stato trasformato in polo sociale, culturale ed occupazionale di grande interesse. Attualmente vi si svolgono mostre d’arte ed è Teatro Comunale.

La Porta dell'Olmo

Si trovava sulla "barriera" ed immetteva nella parte più alta del Castello. E' stata abbattuta ai primi del 1900 per l’ampliamento della piazza Trento e Trieste (in passato Piazza dell’Olmo per i grandi olmi secolari che vi si trovavano). Al centro della piazza c’era una cisterna che forniva l’acqua al paese. Le sfere di pietra che si trovano ai lati della scalinata della chiesa di S. Chiara, ornavano anticamente i lati estremi della Porta dell’Olmo.

La Porta di Santa Chiara

Era conosciuta sotto il nome di S. Domenico di Cocullo. Strutturalmente non ricorda più l’antica costruzione. Il vecchio edificio fu abbattuto nel sec. XVIII e in luogo della vecchia chiesetta ne fu edificata una più grande intitolata alla Vergine Immacolata, più nota col titolo di S. Chiara, dal monastero omonimo annesso e consacrata nel 1747 dal Vescovo di Anagni. Avanti la scalinata esterna si trova il Monumento alle Sorelle Faioli, opera dello scultore Angelo Canevari. Ricorda Teresa, Cecilia ed Antonia Faiola, fondatrici nel 1741 delle Suore dell’Immacolata di S. Chiara. Rimaste orfane giovani di entrambi i genitori, si dedicarono alla istruzione elementare delle ragazze ed alla loro formazione cristiana mettendo a disposizione la casa paterna in Vicolo Vetere. L’abilità, la santità ed i riconoscimenti ecclesiastici avevano richiamato alla loro scuola numerose fanciulle per cui fu necessario trasferirsi in un’altra abitazione più grande, la "Casa Madre". Qui le Faioli passarono 31 anni nell’insegnamento, nel silenzio e nella pratica delle virtù. Nel 1876 il vescovo di Anagni, Cirillo Antonini, consegnava a Cecilia e Antonia Faioli (Teresa era morta nel 1779) la Regola di S. Chiara. Il 24 gennaio 1988 è stato aperto il processo di beatificazione. Il Monumento mostra due delle tre sorelle che ricevono una bambina in atto di chiedere accoglienza, mentre la terza sorella conforta la bimba nello slancio.